Fine

Sono ormai due anni e mezzo che la homepage del sito è ferma su “Hello people”. La tiro per le lunghe da mesi. La mia “to do list” ha un appunto onnipresente del quale non riesco a liberarmi.

< Chiudere il blog >

Ho sempre detestato chi lascia le cose a metà, chi non riesce a mettere una parola fine, serenamente, per dare il via a nuovi progetti, lanciarsi in nuove avventure al momento giusto. Ho sempre pensato che sia triste. Molto triste.

Per quanto riguarda la realtà, anzi le realtà virtuali di internet, mi sono chiesto spesso cosa ne sia di tutte queste pagine lasciate in sospeso. Eternamente in stand-by. Perchè il proprietario se ne è stufato, come nel mio caso, o perchè – chissà quante volte accade – il proprietario non è più tra noi. Mi chiedo che fine facciano. Anni fa probabilmente venivano chiuse per inutilizzo. Oggi, in un’epoca in cui lo spazio, lo storage, non è più un problema, rimangono lì per sempre, ad memoriam.

Ho atteso fin troppo per mettere la parola FINE a Deragliamenti personali. Oggi questo blog non ha più senso. Sono cambiati i tempi, i luoghi e le persone, e sono cambiato io. Pure troppo, forse.

In attesa di un’idea e di un nuovo progetto, allora, grazie a chiunque abbia dedicato un pò del suo tempo a leggere le mie parole. E grazie a tutti coloro che si sono impegnati a leggere dietro quelle stesse parole – oltre – per  scoprire altro di me e conoscermi meglio.

A presto.

Deraglio ergo sum.

FINE

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Hello people

Stesso posto, nuova casa. Vecchio lavoro,  se lo si può definire vecchio. Ancora qualche giorno di nullafacenza nella quiete preinvernale. Poca neve sui monti, molta meno rispetto al mio arrivo qui nel 2008, sotto una bufera che durò poi due giorni.
Comincia un’altra stagione qui a Verbier, l’ultima credo, e lunedì si torna dietro un bancone. Gli stimoli ci sono, la voglia un pò meno. Non lavorare per uno o due mesi rende tornare a farlo sempre più più difficile. Lo dico per scherzo, ma in buona parte mi sa che lavorare debilita più che nobilita l’uomo.
Rispetto a 12 mesi fa sono comunque cambiate tante cose. Non più fuga e bisogno di decomprimere, di prendersi spazio e tempo, ma decisione razionale fondata sulla possibilità di fare ulteriore esperienza e anche un pò di fondocassa utile nei mesi successivi, per quelle scelte che dovrò comunque prendere. Non più gran fotta per pendii innevati e freeride, ma solo lieve entusiasmo. Non più dubbi sul nuovo lavoro e sulle nuove esperienze, ma coscienza di essere capace a farlo e voglia di migliorarsi. Anche in prospettiva.
Per fortuna la nuova sistemazione è molto meno peggio di quanto temessi, anzi, si sta veramente bene, e nonostante non sappia chi sarà il mio coinquilino, credo non sarà un problema. Lo spazio non manca! Se poi penso a quanto spendevo l’anno scorso, non si può che essere contenti.
Questo il capitolo Verbier.

Oltrealpe invece non so più cosa pensare. Non riesco a fare previsioni, non so se sperare in elezioni anticipate, grandi coalizioni, o perchè no, attacchi di… caghetto! Ne succede una ogni giorno e ciononostante non cambia nulla. Attendiamo il 5 dicembre e vediamo quale sarà la risposta di popolo e media. Ma non ho molte aspettative.

E con questo chiudo questo breve post poco ispirato, giusto per aggiornare sui miei spostamenti.
Everybody, keep rockin’!

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Artwork socialmente utile #1

Mr. Bad Guy

Riproduzione e utilizzo liberi, anzi vivamente incoraggiati.

(clicca dx sull’immagine per salvarla)

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Impotenza o noncuranza?

Stasera ho bisogno di scrivere. Nonostante l’influenza. Nonostante la voglia di andare a dormire e lasciare perdere. Ho bisogno di scrivere per sentirmi un pò meno impotente. O forse solo un pò meno menefreghista, appunto.

Menefreghista perchè tanto tutto va bene. Perchè in fondo me ne torno a lavorare in Svizzera. Perchè tanto sono un ragazzo fortunato. Perchè anche se mi impegno cosa cambia?

E intanto sto paese è sempre più alla frutta. Sì, in coma profondo. Scrivetelo pure, sono antiitaliano. Venitemi a prendere. Ma prima leggete attentamente.

Questo paese è un sogno, ha una storia eterna, ha tutto ciò che gli serve. Da anni mi chiedo perchè – nell’inspiegabile catena degli eventi – il mio DNA si sia formato proprio qui e non in Kamchatka o in Iowa, e ringrazio questa strana fortuita casualità. Questo paese ha un’anima, anzi ha tante anime, e ognuna merita di essere scoperta, studiata, amata, nei suoi pregi e nei suoi difetti. Alla scoperta dell’Italia. Ne vale la pena.

Ma queste anime – o meglio questa percentuale di anime che dovrebbe girare intorno al 60% abbondante – oggi come fa a non vedere che nell’Italia2009 ci sono troppe cose che non vanno, che la deriva sta diventando pericolosa e che è il momento di dire NO?!

NO. Ma non a uno schieramento politico, Pdl, Lega o chicchessia, attenzione.

NO a colui che della politica ha fatto un gioco personale – del quale è sapiente maestro, inutile negarlo – a suo uso e consumo. Mister B.

NO a tutto quello che lo circonda e lo ha reso ciò che è oggi. Star system, tette culi soldi, coca e tarantelle.

e NO sopratutto a noi – a noi come SOCIETA’ (IN)CIVILE – a questa nostra sempre più evidente accettazione di essere ciechi muti e sordi di fronte a cose che NO, non sono normali. Neanche in Italia, dove la normalità è un’opinione.

NO, non mi sento meglio ora e NO, non ho fatto neanche lontanamente il mio dovere.

La nostra partecipazione politica, giovanile e non – e la mia per prima – è da tempo inesistente. L’opposizione (quale?!) litiga, inconsistente. Si frammenta. La gente si affanna per ciò che non conta, e tralascia ciò che conta. Troppo faticoso. Troppa energia sprecata. Ci si barrica in casa, si grida “Al ladro!”, quando il ladro è già scappato in fondo alle scale, spaventato dalle urla, lui che, chissà, forse in realtà voleva solo una tazzina di zucchero.
Si parla del NIENTE.
CI SI LASCIA NUTRIRE DI NIENTE.
Loro ci provano. Noi li lasciamo fare. Convinti, come dei tossici allo sbando, che tanto quando ci pare spingiamo il tasto stop e tutto torna come prima: le nostre libertà, i nostri diritti, i nostri doveri. E soprattutto i nostri cervelli. Ma non è così.

E io mi sento impotente.

Impotente perchè quando finalmente mi scrollo di dosso questa fottuta noncuranza, questo menefreghismo, e sentirei il dovere di schierarmi, di lottare – in QUALSIASI maniera – di lanciare un segnale al mio paese, vedo il vuoto intorno. Un vuoto di passione e di principi. Di valori e sogni per il futuro, sogni che vanno al di la di macchina vestiti, aperitivo e telefonino. Ditemelo, con chi cazzo ci vado, a fare le barricate? Con Beppe Grillo?

Per il momento non mi resta che cercare consolazione e improbabili compagni di avventura sul web o nelle  parole di alcune delle poche “penne libere” del mondo dell’Informazione, quello con la i maiuscola. Ma rimangono parole. Quando sarebbe il momento di passare ai fatti.

Chè le parole, oggi, svaniscono troppo in fretta. Anche le mie…

E il senso di impotenza cresce ancora.

(colonna sonora: Riccardo Sinigallia)

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Tirreno-Adriatica 2009

“Ma n’do cazzo vanno questi senza scarpe?!”

L’esclamazione li accoglie nella quiete di Porto Santo Stefano. Proviene da un balcone al terzo piano del palazzo di fianco a quello della pensione in cui sono alloggiati. Pensione Weekend. E’ giovedì mattina. Saranno quasi le nove ormai, ma il paese non ha assolutamente fretta di svegliarsi.
“QUESTI” siamo noi, 3 vagabondi che rientrano sorridenti ed euforici dopo un bagno ottobrino pre-colazione. Uno ha le ciabatte – o meglio ha solo quelle – e le usa. Gli altri due invece approfittano dell’asfalto pulito e camminano a piedi nudi. Oddio, pulito… sempre asfalto è, anche se siamo in Toscana, ed ecco quindi che si giunge alla simpatica signora impicciona del terzo piano.

I tre vagabondi in questione, sorpresi e rallentati nella reazione dal non aver ancora preso il caffè, si guardano sconcertati. Ci scappa un classico “ma i cazzi tuoi no!?”, volano un paio di madonne volanti con il sorriso in bocca, ma rimane solo a mezza voce la risposta più veritiera e premonitrice di quanto seguirà per i giorni successivi: “Se è per questo siamo anche SENZA MUTANDE!”

Senza mutande a volte, ma con 3 biciclette (alias CANCELLI), un pò di zavorra sistemata nei modi più vari e una gran carica (più mentale che fisica, a voler essere onesti) per affrontare questa traversata dell’Italia su due ruote a pedali. Dall’Argentario all’Adriatico, passando per Viterbo, Terni, Rieti, L’Aquila e il Gran Sasso, cercando le strade più lontane dalle macchine e dalla civiltà, e godendo di ogni momento passato insieme.

Si parte!

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Viene e va…

è un progetto ormai vecchio di un anno e passa, ma l’ho scoperto solo in questi giorni, facendomi una full immersion nel rap italico, tra new school e grandi classici che per una ragione o per l’altra mi mancavano… Fritz da Cat, Gruff, Skizo, Microspasmi, Zampa, Inoki e PMC, chi più ne ha più ne metta. Ma questo project sperimentale merita davvero un bell’ascolto, e props a Gruff per avergli dato vita.

Questo il link del progetto “Viene e Va”, con il link per il download dei due lati prodotti – la lista degli ospiti ai vocal è lunghissima – e dell’art work anch’esso di prim’ordine.

eNjOy! 🙂

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Si riparte!

E dopo due mesi e passa di nullafacenza, condita da qualche tour – Oslo, Roma, Milano, Berlino – molta bici e tempo passato con me stesso e con gli amici di BoLo, si riparte per Verbier per un paio di mesi di lavoro…

Ormai ero convinto che mi sarei passato anche tutta l’estate in chiave “disoccupato per scelta”, e invece un’offerta da barman in un hotel (questo il sito un pò kitsch del posto… www.chalet-adrien.com) per luglio e agosto mi ha portato a farmi due conti in tasca e propendere per qualche settimana di sbattimento decentemente pagato. In fondo la casa c’è già, cose da fare su nei prossimi giorni non ne mancheranno, tra Festival di Verbier e soprattutto Tour de France, il lavoro potrebbe essere interessante, e quindi via, si riparte!

Quando a maggio era il momento di ripartire e tornare a BoLo, mi son chiesto come sarebbe stato vivere di nuovo in città, se avrei avuto voglia di andarmene nel giro di attimi zero. In realtà potersi godere la città in cui si è cresciuti, il proprio habitat, senza troppe pressioni, avendo tempo da dedicare a ciò che ci piace e alla gente cui si tiene, cambia e di molto la prospettiva. Peccato sia così difficile poterlo fare.
Sono state settimane serene, non troppo produttive ma sicuramente serene. Ho visto la città in un altro modo, anche se mi sono spesso tenuto alla larga dal centro, troppo caotico, troppo… futile. E mi tornano in mente i primi giorni di maggio, appena rientrato, nei quali mi sentivo stranito e non avevo neanche voglia di farmi sentire da friends&family. Poi rapidamente quella sensazione si dissolve, a giocare a basket e in bici preferisci tornare ad andarci con gli amici, ed ecco che sei di nuovo un cittadino perfettamente (o quasi) inserito. Come andare in bicicletta, non si dimentica mai.

E così domani riparto con un pò di malinconia. Come sempre del resto. A sto giro mettici che mi tocca tornare a lavorare. Che in fondo si stava bene anche qui… Che andare al mare è bello…

Ma soprattutto che stavolta si riparte soli, con il futuro da ricostruire e con la consapevolezza che conviene darsi una mossa, guardare all’universo femminile con un occhio diverso, aperto, smettendo di vivere – consciamente o meno – nel passato.

Buona estate a tutti!

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