In stazione di notte

Il mondo dei treni di notte è come un mercato di prodotto scaduti.

Come se la nostra società mettesse in vendita quel che le è avanzato, i suoi figli rinnegati, che nel riposo degli altri trovano finalmente visibilità e spazio. In realtà siamo noi a non vederli, a non essere turbati dalla loro presenza quando la luce del sole li rende meno evidenti, quando l’incessante flusso di gambe che riempie banchine, sale d’aspetto e vagoni scorre intenso.

Ma loro sono lì. Sono nelle nostre strade e nella nostra vita. Fotografia degli imprevisti, delle difficoltà che costeggiano ogni percorso individuale. Sintomo a volte di mancanza di capacità e di voglia di lottare, troppo spesso di sfortuna, comunque di un destino a volte già segnato. La società li mette in mostra, li mette in vendita, ma è un’asta in una sala vuota. Il banditore non serve. Non sembra esserci nessuno realmente interessato.

Puttane, senzatetto, alcolisti e molesti in genere, sbandati. Ogni sera prendono gradualmente possesso dei binari, prima mescolandosi, poi sostituendo pendolari, studenti e viaggiatori abituali.

In una stazione di notte l’evidenza di tutto ciò travalica le nostre difese, diventa cosciente, diversa dalla sensazione di fastidio che ci solletica invece in altri momenti e in altri luoghi. Ma con un pò di fantasia e di estro, nella notte, può capitare di incontrare anche l’altra faccia di noi stessi, oltre che della società in cui viviamo.

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