Luis

Luis raccoglie cartoni. Principalmente cartoni, anche se non disdegna plastica, lattine e polistirolo. I cartoni peró hanno una quotazione piú alta, e diventano cosí l’obiettivo principale di tutti i poveri della cittá. Luis ha una bicicletta che ha trasformato in carro. Una specie di rimorchio dietro, saldato alla buona. Le gomme lise, sul punto di esplodere. Un altro strano cesto appeso al manubrio. Se inizialmente é quello strano veicolo a far strabuzzare gli occhi,  a notte fonda é la catasta di cartoni che lo cela totalmente. Capita spesso che lo stesso Luis sia invisibile, chino sotto il peso del mezzo, mentre cerca di spingerlo a destinazione per concludere un’altra giornata nelle strade del centro.

Veicoli di ogni sorta rombano nella notte, a pochi centimetri da lui. Lo vedono a malapena – non c’é alcuna luce a segnalare la sua presenza – e spesso lo urtano, rovesciando a terra tutto quanto: il carico, Luis, la “bici”. E il suo morale. “É giá abbastanza difficile vivere cosí, senza dover pure raccogliere tutto quanto per colpa di un guidatore folle”, pensa, ben sapendo che in realtá é lui ad essere fuori posto, in mezzo alla strada, e fuori posto nella vita di questa cittá.

Tutto il giorno in caccia. Nei negozi con cui ormai é d’accordo, che gli facilitano il compito mettendo da parte il suo “oro”. Nei bidoni e nei sacchi ammucchiati nelle strade, a rovistare sui marciapiedi, tra la gente che passa. Nelle vie, in perlustrazione, confidando in un colpo di fortuna che permetta di “svoltare” la giornata. E poi la corsa contro il tempo e i netturbini, la difesa del proprio bottino. Alcuni girano in gruppo, intere famiglie a volte: depositano il materiale in un punto e lasciano il piú piccolo a far la guardia. Altri sono al servizio di altri, imprenditori del nulla che in questo nulla hanno fatto fortuna.

Luis si muove da solo. Raccogliere cartoni é il suo unico impegno, non c’é altro nella sua vita e nelle sue giornate. Luis si muove da solo perché Luis é solo. Una solitudine figlia dei suoi errori, di decisioni sbagliate. Ora non sa piú cosa vuol dire avere un compagno, amici, amore: la semplicitá di parlare di se stessi con qualcuno che fará altrettanto. Luis parla da solo, parla ai suoi cartoni perché loro lo ascoltano, lo tengono in vita. “Peccato che non possano rispondermi”, pensa in certi istanti in cui la sua condizione lo colpisce come un flash accecante. Ma é un attimo, solo uno squarcio nella nebbia e nel grigiore piatto della sua esistenza, prima che quella luce svanisca di nuovo.

Luis é chino sulla sua bici-trasformata-in-carro. Sono le due, e non vede, non puó vedere il suo riflesso dall’altra parte della carreggiata. Il passo stanco, l’incedere affaticato, sotto il peso di quei cartoni-ormai-vita. Una cinepresa saprebbe cogliere quell’attimo, saprebbe unire quei due percorsi opposti eppure uguali. In un film, quei due carichi come per magia finirebbero per scontrarsi, e i loro due timonieri – faccia a faccia – forse capirebbero di essere fatti l’uno per l’altro, di aver bisogno l’uno dell’altro. Ma Luis non puó vedere. Ha scelto di spingere il suo carro stando dal lato del marciapiede per cercare – chissá – qualche altro cartone dimenticato. Non puó vedere il suo riflesso a pochi metri da lui, per cercarlo con gli occhi e capire. Quei cartoni lo fanno vivere, certo, ma annullano la sua vita. É questo il prezzo da pagare. Il suo riflesso lentamente passa, lo supera e se ne va. Forse per sempre.

Sarebbe forse bastato scegliere l’altro lato della strada, come era solito fare. Forse peró la soluzione é in cima alla strada, molto piú a monte, lontana ore di cammino lungo una strada da lui percorsa in senso inverso anni prima. Luis lo sa. É il coraggio di rialzare la testa e guardarsi intorno, la forza di guardare negli occhi chi gli passa accanto – e il proprio riflesso – che ha perso per strada. Ma stanotte deve pensare ai suoi cartoni, deve finire il proprio giro. E un’altra notte, come quelle passate e quelle che verranno, se ne va.

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