Archivi del mese: gennaio 2008

Il delicato equilibrio tra magia e frenesia

Riflettevo l’altro giorno su come facciano personaggi come Fabio Volo a districarsi – con più o meno successo – tra radio, cinema, tv e scrittura. Soprattutto quest’ultima, come trovi l’energia e la freschezza mentale per scrivere a comando, nel poco tempo che ti resta a disposizione? O ancora, tornando alla radio, come fai ad essere sereno e sorridente ogni mattina, quando stai correndo da mesi? Forse il moltiplicarsi delle attività può incentivare la creatività, l’arte, ma la frenesia e i ritmi di vita troppo rapidi credo ci mettano un attimo a stroncarla. Forse si tratta di differenti spiriti, animi liberi, ognuno con le proprie caratteristiche e le proprie motivazioni, e io rientro in un altro gruppo rispetto a loro. Risultato: una fatica immane a pensare quando la vita mi mangia il tempo. E soprattutto, una fatica immane a pensare all’arte, intesa come visualizzazione creativa del proprio pensiero… Se poi questa sia una definizione sensata o meno, e cosa sia l’arte, sono riflessioni che lascio ad un altro topic…

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2008: Vita in Italia

E’ passata una settimana, ormai, dal mio rientro in Italia. A quest’ora sette giorni fa stavo cercando di riabituarmi alle mie 4 mura e alla mia casa formato miniatura. Alle sue comodità, al suo calore e al senso di sicurezza che sa trasmetterti la tua tana. E allo stesso tempo tentavo di preservare sin dal primo istante l’energia e la vitalità che sa trasmetterti la libertà, quella sensazione di autonomia e indipendenza, in particolare dalle futilità quotidiane. Quando sei in strada conta l’essenziale, ed ecco che rivedermi ora a fissare l’armadio 10 minuti per decidere come vestirmi la mattina, beh è qualcosa che mi fa tuttora sorridere (ad essere sinceri se ho fretta mi fa incazzare…).

L’impatto del rientro è stato difficile. Prevedibile no? Il fuso orario. Il clima. Il lavoro. Quella sensazione mentale di “fine”, sapendo che passerà quantomeno un pò di tempo prima di poter ripartire. Ma il rientro ha voluto dire anche raccontare e raccontarsi. Il racconto è facile, richiede solo tempo e pazienza da parte di chi ascolta, voglia di vedere le centinaia di foto scattate, oltretutto su un monitor disfatto 🙂 … Il raccontarsi è più complesso, ma spesso non è neanche necessario. Le esperienze che fanno una persona le puoi captare facilmente, le puoi percepire nei suoi occhi. Basta metterci un pò di attenzione e di impegno. Spero quindi che le “vibrazioni” che mi porto dietro in questi giorni siano positive e ricche di energia anche per chi mi sta accanto.

Di tutte le domande e le chiaccherate, però, un breve passaggio mi è rimasto impresso. Su skype mi è stato chiesto: “ti sei divertito?”. Io per un attimo non ho saputo rispondere. Divertito è la parola adatta? Rispecchia quello che ho fatto? O si addice molto di più a una one-week in Ibiza? Ci ho pensato un attimo, poi ho scritto questo:
“Ho vissuto.
E quindi mi sono divertito.
La vita è bella quando la vivi davvero”.
E ora allora continuo a vivere, faccio di tutto per continuare a vivere davvero. Secondo i miei ritmi, seguendo i miei desideri ed i miei sogni. Costi quello che costi. Se dovessi dimenticarmelo, siete autorizzati e svegliarmi – con le buone o con le cattive.

In tutto ciò, purtroppo, una nota dolente. Sempre più mi rendo conto, infatti, di vivere in un paese che fa pietà. E non si tratta del solito pessimo vizio di sparare merda sulla propria gente, sui propri governanti. Rendiamoci conto che siamo davvero alla farsa, sotto tanti, troppi aspetti. Politica, costume, società. Assuefatti alla mediocrità, chiudiamo gli occhi, ci tappiamo il naso, e tolleriamo di tutto. Speriamo nel meno peggio – io per primo – e alla fine dobbiamo adeguarci e tacere. Il risultato? Sotto gli occhi di tutti in questi giorni, non credo ci sia bisogno di fare un elenco di tutto il letame che dobbiamo tollerare quotidianamente. Basta. Se il disgusto è oltre i livelli di soglia per molti di voi, figuratevi per chi rientra dopo un mese di “cella di isolamento e purificazione”. O, peggio ancora, per chi non ci conosce e ci guarda da lontano…

(Volevo chiudere il post con un insulto appropriato, ma non ne trovo di sufficientemente sprezzanti… Accetto suggerimenti!)

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Uscire fuori

Orizzonti

Uscire fuori
da un lungo isolamento
e sentire la pressione
fra la terra e il cielo

e poi guardarsi intorno
come per la prima volta
e scoprire che non c’è nessun motivo
per vedersi da lontano

parlare con un altro sconosciuto
proiettare nei suoi occhi le risposte
e trovare le risposte che non hai
e ridere di gioia e di malinconia
e poi andare via.

E poi andare via
soli
in un’altra direzione
legati ancora per un tratto da una scia di commozione

andare via
da sempre
e chissà se sarà vero
che ritornerai
se ritornerai.

Uscire fuori
Uscire fuori

Uscire fuori
riprovare reinventarsi
e contenere i brividi
tra la gente che non va

uscire fuori
di pomeriggio per le strade vuote
o fra le luci della notte
di un’unica possibile realtà.

Uscire fuori
uscire fuori
uscire fuori
da un’unica possibile realtà.

Uscire fuori
uscire fuori
uscire fuori
da un’unica possibile realtà.

(Testo e musica di Riccardo Senigallia, 2006)

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Volver – La fin del viaje

Eccomi a casa. L’accogliente calore delle mie cose fatica comunque a cancellare la malinconia che lascia la fine di un viaggio o di qualsiasi esperienza importante. So bene però che la malinconia in pochi attimi si trasforma in ricordi, in splendidi ricordi da conservare e su cui continuare a costruire.

Per il resto ho approfittato di queste prime ore back home e sono finalmente riuscito a mettere online le foto più significative del viaggio. Non all’interno dei testi – è un delirio – ma su flickr. Basta cliccare in basso a destra sulle foto per aprire la mia pagina personale. ENJOY!

Shooting at myself

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13-1 El último dia

Valparaiso Cerro Alegre

Le viuzze scoscese, i colli e le case colorate di Valparaiso mi accompagnano in quest’ultima giornata cilena. Stasera rientreró a Santiago, e domattina con calma sará il momento del tragitto verso l’aeroporto, per prendere il volo che mi riporterá a casa.

Seduto qui a rimirare il panorama del porto, penso che é passato un mese dalla mia partenza, e in questo mese ho visto e vissuto tanto. Potevo far meglio, forse. O forse no. E il tempo comunque non é mai abbastanza. Ma ho viaggiato davvero. E ho capito – ancora una volta – come non si debba mai smettere di viaggiare. Ho capito che viaggiare é facile, ad ogni etá e in qualsiasi maniera. Che é il modo migliore per mantenersi vivi, evitando di isolare il proprio spirito in una cella frigorifera. Ho conosciuto gente, visto luoghi, fatto cose. E conoscendo, vedendo e facendo ho riscoperto me stesso e ho potuto pensare. Nella solitudine di una notte in bus o di una camminata, o parlando con ragazzi e ragazze sconosciuti, che potevano regalarmi una prospettiva diversa sulle cose. Ho potuto frenare, bruscamente.

Se domani ripartiró per tornare a casa, spero di tornare una persona piú serena, migliore. Spero anche che questa coscienza di me e della mia vita mi accompagni a lungo, e sappia resistere agli urti delle giornate che verranno, ai momenti di esaltazione come a quelli di tristezza. Spero che sappia ricordarmi di ripartire quando sará il momento di ricaricare le pile. Spero possa permettermi di vivere al meglio ogni momento della mia vita. Si tratta di cose scontate, é evidente, ma é cosí facile dimenticarle. Ogni tanto dobbiamo ripetercelo, trovare una scusa per ricordare, allontanarci qualche istante. In fondo basta cosí poco per amarsi un pó di piú.

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A te

A te che non sei piú al mio fianco.
Si diventa coscienti delle proprie scelte sempre troppo tardi.

A te che hai sofferto troppo in quest’anno appena trascorso.
Ti chiedo scusa. Spero un giorno mi potrai perdonare.

A te che dici di essere cambiata a causa mia.
Torna ad essere quella che conosco. Sei unica.

A te che hai saputo lasciare un segno che ancora non riesco a comprendere appieno.
Quel segno mi é impresso a fuoco tuttora. Mi segue in ogni istante.

A te.

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La luce di un quadro speciale

Siedono ad un tavolo che affaccia alla finestra. La finestra é proprio di fronte a me. Io, in strada, attendo la mia ordinazione seduto comodamente al fresco della sera. Ma loro, loro sono come incorniciati, ed é un bel quadro quello che mi giunge in dono.

Lei gli parla, gli racconta di se’. Lui ascolta e sorride. E vedi che non sta fingendo, lo vedi che é realmente interessato, che lei gli piace. Spesso l’uomo finge, stavolta non é cosí. L’amore ha iniziato a farsi largo tra di loro. Li ha legati giá da un pó, e ora comincia ad accorciare sempre di piú la corda. Ogni frase, ogni sguardo, ogni battuta ed ogni momento di imbarazzo li avvicinano un pó. E ancora e ancora… Se ora c’é quel tavolo di mezzo, tra poco quella distanza esisterá solo fisicamente. Cuore e mente saranno molto piú vicini. Forse, chissá, un fugace tocco di dita, due mani che si stringono, daranno il la a quello che sará poi il seguito. Ció che sará poi non lo sappiamo. Possiamo solo pensare e sperare che quella magia possa regalare solo cose buone e per lungo tempo, pura com’é, scevra di tutto fuorché della voglia di scoprirsi e amarsi. Quella cornice, questa finestra, stasera racchiude una luce speciale.

Io, qui fuori, la osservo.

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