29-12 Frontera

San Sebastian. Confine Argentina-Cile.

Un altro confine. Un altro timbro sul passaporto. Strade che scorrono nel bel mezzo di niente. Dogane che impongono confini reali altrimenti inesistenti. Alla frontiera si scende e ci si mette in fila. E ancora una volta ci si scruta, si guarda chi ci sta a fianco, in un melting pot ancor piú strano considerato il luogo. Alla gente del posto si uniscono i turisti – noi – numerosi e variopinti. In bus, in auto, e chi ancora – meraviglioso – in moto. Ed eccomi inebetito a fissare i loro mezzi inzaccherati e stracarichi. Bmw, soprattutto, da posti impensabili. Dalla Germania sarebbe anche facile, spedendo la moto, ma dall’Alaska, specie se sei una donna di 40 anni, sola, ha davvero i toni dell’impresa!

Dopo qualche giorno a Ushuaia, a godermi la sensazione di essere ad un limite importante nella storia dell’uomo e del nostro bistrattato pianeta, a pochi passi dall’Antartide, é gia ora di risalire. Si passa per la Terra del Fuoco, in realtá distese verdi adibite a pascolo, varcando il confine che la divide tra Argentina e Cile. Il viaggio é lento, come sempre in questi casi. 12, 14 ore di bus per arrivare a Puerto Natales, saltando Punta Arenas e Porvenir, inizialmente preventivate. Il tempo scorre veloce, ma non troppo. Si organizza giorno per giorno, molto alla vecchia, e chissá che presto non mi decida anche a fare autostop. Oggi intanto non potró fare granché, solo osservare il paesaggio dal finestrino di un bus.

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