CCTV

Londra. Sono in hotel. Prendo possesso della mia camera, entro in bagno, e di fronte a me, al centro del muro (in un cubicolo 2×1) campeggia questa scritta: “Caution: floor might be wet”. Apperò! Siamo in bagno, non ci avrei mai pensato. Ironia della sorte, il cubicolo che ospita l’adesivo non ospita anche la doccia, unica possibile fonte di “pericolo”.

Informazione. Controllo. Se c’è un paese in cui davvero ci si avvicina alle caratteristiche futuristiche di tanti romanzieri (Huxley, Orwell, etc), questo è l’Inghilterra. Quello che potresti definire controllo sociale è evidente ad ogni angolo, in ogni ambiente. Dall’aeroporto ai mezzi pubblici, dalle strade ai pub. Si dovrebbero cominciare ad affiggere cartelli con scritto “No CCTV area” piuttosto che il contrario come avviene ora. Le telecamere ti seguono ogni istante, sono ovunque, e il Grande Fratello ti spia. Ma ancor più inquietanti sono le migliaia di cartelli e informazioni che assediano vista e udito. Avvertenze totalmente futili, ripetute all’infinito da voci lontane, preregistrate e affatto convincenti. Il segnale che ti dice di usare la crema solare in spiaggia. Quello nella metropolitana che ti intima di usare le scale solo in caso di emergenza, perchè sono ben 70 gradini. I mille adesivi che segnalano: “CCTV premises”, “No drinking zone”, etc. Fino all’assurdità del monito nel mio bagno d’albergo. Siamo in un paese che sta bene ma si nutre delle sue paure, vuole essere accudito come un bambino piccolo, cui si deve dire tutto.

Trovo tutto ciò davvero singolare. E’ differente dalla super-eroicità americana. Negli USA hai la percezione del nemico alle porte, da tenere fuori ad ogni costo, ma internamente la società ti lascia discretamente libero, o quantomeno rimane nell’ombra. Qui lo stato si fa ragione, si impone ai suoi cittadini, che tutto sommato ne accettano le regole. Peccato che scivolando in un bagno “bagnato” si possano imparare tante cose, e sbattendo la testa a volte si possa ritrovare la ragione perduta.

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