Archivi del mese: marzo 2008

Il ricordo di un sorriso

Ciao Matteo.

Per me eri quello che affrontava la vita con il sorriso addosso, quello che – bastava guardarlo – e ti rimetteva di buonumore, contento.

Anche nel delirio di Montecchio, nella calura di luglio o sotto la pioggia, lasciavi qualcosa di splendido intorno a te. Semplicemente serenità. Un buongiorno, un cenno, un sorriso, non mancavano mai. Era bello vederti, e te lo dicevo sempre.

Sai, era questo che ti rendeva speciale ai miei occhi, ed è così che ti ricorderò sempre. Con il sorriso.

Ci mancherai,

Ash

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Too much, too little

Necessario e futile si intrecciano in ogni istante
il desiderio cerca spazio in questo ingorgo mentale
il cuore urla ma non lo senti, preso come sei
da tutti gli input del mondo esterno

Maledizione, pensi, perchè è così difficile?

Perchè non godere di se stessi
e di quel miracolo che è la vita.

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-19. Gelidamente attendo

No, – 19 non si riferisce ai gradi sottozero che c’erano ieri pomeriggio in ghiacciaio, ma ai giorni che mancano all’ennesima tornata elettorale di questo paese. Ennesimo teatrino.
Non è un caso se da oggi apro una piccola sezione in cui metterò articoli o inchieste di approfondimento raccolte tra giornali e siti web – quando ci riuscirò. Si comincia con l’inchiesta su Bolzaneto (mai l’avrei pensato, lo ammetto, quando lessi dei fatti di Genova in una spiaggia di Torremolinos). Allucinante. Ma tutto quello che vedo fuori dal mio mondo personale mi lascia assolutamente perplesso, se non schifato. Ma di cosa stiamo parlando? Ma chi cazzo sono questi? Dietro alle loro maschere i lineamenti sono troppo simili, e non mi rappresentano. Non si tratta di fare antipolitica. Bipolarismo? Grandi schieramenti? Mah. Quello che vedo non appassiona, non ha sogni e non è neanche schiettamente realista. è altro. E questo altro non fa per me.
Vedremo se sapranno farmi cambiare idea. Per il momento, scherzando ma non troppo, una decisione l’ho presa anch’io. Il 13 aprile – allo stato attuale – il mio voto andrà a loro.

Vota anche tu La Minchia nel Pugno!!!

La minchia nel pugno

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Bolzaneto, ITALIA

da La Repubblica del 17 marzo 2008
di Giuseppe d’Avanzo

C’era anche un carabiniere “buono”, quel giorno. Molti “prigionieri” lo ricordano. “Giovanissimo”. Più o meno ventenne, forse “di leva”. Altri l’hanno in mente con qualche anno in più. In tre giorni di “sospensione dei diritti umani”, ci sono stati dunque al più due uomini compassionevoli a Bolzaneto, tra decine e decine di poliziotti, carabinieri, guardie di custodia, poliziotti carcerari, generali, ufficiali, vicequestori, medici e infermieri dell’amministrazione penitenziaria. Appena poteva, il carabiniere “buono” diceva ai “prigionieri” di abbassare le braccia, di levare la faccia dal muro, di sedersi. Distribuiva la bottiglia dell’acqua, se ne aveva una a disposizione. Il ristoro durava qualche minuto. Il primo ufficiale di passaggio sgridava con durezza il carabiniere tontolone e di buon cuore, e la tortura dei prigionieri riprendeva.

Tortura. Non è una formula impropria o sovrattono. Due anni di processo a Genova hanno documentato – contro i 45 imputati – che cosa è accaduto a Bolzaneto, nella caserma Nino Bixio del reparto mobile della polizia di Stato nei giorni del G8, tra venerdì 20 e domenica 22 luglio 2001, a 55 “fermati” e 252 arrestati. Uomini e donne. Vecchi e giovani. Ragazzi e ragazze. Un minorenne. Di ogni nazionalità e occupazione; spagnoli, greci, francesi, tedeschi, svizzeri, inglesi, neozelandesi, tre statunitensi, un lituano. Continua a leggere

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In salita

pausa

Sembrerà un paragone forzato, ma in questi giorni mi sento come se stessi risalendo una montagna interminabile, con condizioni meteo avverse e le gambe che affondano ad ogni passo in un metro di neve fresca. La salita è lenta, la meta è lontana, ancora invisibile, interiorizzare il cammino quasi impossibile. Troppa la fatica per poter pensare anche ad altro. Si avanza piuttosto, un passo dopo l’altro, attenti a non perdere la traccia che tanto faticosamente abbiamo disegnato e identificato nel bianco che ci circonda.
E se a tratti almeno il sole ci bacia, spesso sono invece nuvoloni a rendere l’impresa ancora più difficile. Vento, imprevisti, ancora neve che ti sferza il viso. Non sai mai cosa ti riserva il risveglio, e non sono i fattori esteriori a influire sul clima, ma il tuo stato d’animo, sempre mutevole. Potresti poi sperare di avere un compagno di salita, con cui sostenersi a vicenda – è decisamente sconsigliato avventurarsi in montagna da soli, un pò come per la vita, secondo alcuni – e invece sei solo in questo percorso. Forse il compagno ti attende in cima, forse l’hai perso per strada, forse ti ha lasciato andare – convinto che la traccia giusta e la cima verso cui puntare fossero altre.
Strano quindi pensare come quella che è la mia più grande passione in questo momento in qualche modo rifletta anche il mio stato d’animo, le mie sensazioni di ogni giorno, del mio vivere quotidiano, al di là dei rari momenti in cui sono davvero in montagna. Strano però notare come l’impatto delle stesse condizioni lasci segni diversi sulla tua pelle: dal cemento ai boschi, dalle auto alla tavola, dal caos alla quiete e alle solitudine, ci sono troppi fattori diversi nel quadro. E la salita, da esperienza esaltante cui tendere, anche in previsione – perchè no – di quella che sarà un’esaltante discesa, diventa invece un cammino forzato, confuso, difficile.
Forse si chiama semplicemente crescere (o invecchiare). Forse si chiama semplicemente vita – e in questa fase non va in discesa. Forse è normale. Però se proprio devo salire, se proprio dev’essere un’impresa, allora preferisco scegliere io dove e come farlo, disegnare la mia traccia e avventurarmici, e soprattutto voglio poter decidere se salire da solo o meno.

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