Vicino a Dio

freeride

Per favore non svegliatemi. Mi gira ancora la testa, anche se sono ormai a casa, e  l’adrenalina non accenna ad abbassarsi dal livello mille.
Oserei quasi dire che in questo momento mi sento molto, molto vicino a Dio, se un Dio esiste e se davvero sta lassù in alto come si dice. E se mi sento vicino a Dio ora, non saprei descrivere la sensazione di mezz’ora fa, nel pieno della più esaltante discesa della mia vita.

Attacco tra le nuvole di Les Attelas, ultima corsa della giornata, visibilità scarsissima. Percorri la dorsale di collegamento per arrivare all’inizio della discesa e speri che il vento faccia il suo dovere e ti regali quel lungo istante di emozione che stai cercando. Altri sciatori seguono la stessa strada con te.

Fermi in cima. Nebbia, nuvole. Ti siedi e aspetti. Qualcuno accenna a scendere nel muro grigio, ma in queste cose ci vuole pazienza. Attendi qualche minuto ed eccolo aprirsi. Vedi la discesa, finalmente, sai dove devi andare, e allora lasciala andare Johnny, lascia scorrere quelle lamine, caricati a molla e via, in cerca di te stesso.

Un cenno rapido agli sciatori davanti a te, te li lasci alle spalle in un istante. Gestisci la prima parte, ghiacciata e piena di cunette, e poi eccolo finalmente, il momento in cui non devi più pensare a nulla, solo lasciar correre la tavola, disegnare traiettorie impossibili, curve paraboliche con la polvere che ti colpisce in viso, saltare e riatterrare con il peso all’indietro per non affondare. Senti i quadricipiti scoppiare, ma è l’unica sensazione terrena, fisica che rimane: tutto il resto è nella mente, nell’ebbrezza di essere soli su quel mare bianco, nella consapevolezza di saperlo dominare, coscienti delle proprie capacità e dei propri limiti, e nell’adrenalina che ti spinge avanti, sempre più stiloso, invece di fermarti a recuperare l’ossigeno di cui avresti bisogno.

1,2,5 minuti – non saprei dirlo – di paradiso, e poi ecco il bosco. A mille anche quello, sull’onda dell’energia, finchè non sei in fondo. Solo allora ti fermi.

Respiri una, dieci, cento volte. Sorridi inebetito. Poi guardi in alto, e anche se le nuvole hanno deciso di nasconderti la discesa dalla vista, non c’è bisogno di scorgere la cima o rivedere la scia delle tue traiettorie folli: basta chiudere gli occhi e sentire la testa che gira e il cuore che batte impazzito.

Domani sarò di nuovo lì, a provare e riprovare ancora, a migliorarmi, ma chissà se le sensazioni saranno le stesse. Solo chi le ha provate può davvero capirmi fino in fondo. Solo chi attende con pazienza l’arrivo della neve per andare a caccia di powder su sentieri non battuti può forse cogliere la forza di quegli attimi e di queste parole. Per tutti gli altri, spero che almeno un grammo dell’energia che mi sento addosso ora possa arrivare fino a voi.

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2 commenti

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2 risposte a “Vicino a Dio

  1. Solo un grammo?
    Mi e’ salita di botto la (gia’ altissima) voglia di provare lo snowboard, dopo questo post!
    E visto il titolo del tuo blog, non posso esimermi dal seguirlo 😉

    LHG,
    Gianluca

  2. Felice di averti passato un pò di “molla”. In bocca al lupo con la tavola! 🙂

    Ash

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