Tirreno-Adriatica 2009

“Ma n’do cazzo vanno questi senza scarpe?!”

L’esclamazione li accoglie nella quiete di Porto Santo Stefano. Proviene da un balcone al terzo piano del palazzo di fianco a quello della pensione in cui sono alloggiati. Pensione Weekend. E’ giovedì mattina. Saranno quasi le nove ormai, ma il paese non ha assolutamente fretta di svegliarsi.
“QUESTI” siamo noi, 3 vagabondi che rientrano sorridenti ed euforici dopo un bagno ottobrino pre-colazione. Uno ha le ciabatte – o meglio ha solo quelle – e le usa. Gli altri due invece approfittano dell’asfalto pulito e camminano a piedi nudi. Oddio, pulito… sempre asfalto è, anche se siamo in Toscana, ed ecco quindi che si giunge alla simpatica signora impicciona del terzo piano.

I tre vagabondi in questione, sorpresi e rallentati nella reazione dal non aver ancora preso il caffè, si guardano sconcertati. Ci scappa un classico “ma i cazzi tuoi no!?”, volano un paio di madonne volanti con il sorriso in bocca, ma rimane solo a mezza voce la risposta più veritiera e premonitrice di quanto seguirà per i giorni successivi: “Se è per questo siamo anche SENZA MUTANDE!”

Senza mutande a volte, ma con 3 biciclette (alias CANCELLI), un pò di zavorra sistemata nei modi più vari e una gran carica (più mentale che fisica, a voler essere onesti) per affrontare questa traversata dell’Italia su due ruote a pedali. Dall’Argentario all’Adriatico, passando per Viterbo, Terni, Rieti, L’Aquila e il Gran Sasso, cercando le strade più lontane dalle macchine e dalla civiltà, e godendo di ogni momento passato insieme.

Si parte!

8/10/09 TAPPA 1: Porto Santo Stefano – Viterbo (km 130)

Salutata la signora del terzo piano e fatta colazione, i nostri tre “eroi” riescono finalmente a mettersi in strada di buon’ora. Tra necessità corporali, asciugature di indumenti col phon (anzi, per dirla in ternano, FONO), montaggio delle zavorre su bici che alla sola vista dei bagagli cominciano a impennare dalla paura, foto di rito sulla darsena, saranno infatti quasi le 11. Consuetudine che si ripeterà poi costante ad ogni tappa, e che quando infranta porterà calamità naturali e disconnessioni cerebrali di notevole portata. Insomma, giàcchè le giornate son corte, per una ragione o per l’altra i nostri decidono di prendersela comoda anche al mattino.

Ottobre sembra comunque voler davvero sorridere ai tre vagabondi. Il sole splende e si viaggia a maglia aperta, godendosi il tepore e accogliendo sul petto e sul viso i tanti animaletti – pungenti e non – che ronzano nell’aria della “palude di Orbetello”. La tappa di oggi non dovrebbe risultare particolarmente impegnativa, solo abbastanza lunga. Passano subito per Albinia (e non si fermano certo!), poi via verso Manciano, raggiunta dopo una discreta salita, che li accoglie per pranzo tra i cipressi del… Cimitero! Panini al prosciutto per tutti, aggiunta di gorgonzola per uno dei tre. Non c’è che dire, pranzo all’insegna dell'”approfittiamo dei prodotti locali”.

Dopo il terreno pianeggiante di inizio tappa, da Manciano si scende per poi risalire verso Pitigliano. Non si può non rimanere a bocca aperta quando il paese appare dietro ad un tornante in discesa. Il borgo non tradisce le aspettative neanche dentro le mura: curatissimo, senza la parvenza di paese di plastica di molti borghi di questo genere, invoglierebbe i nostri ad una sosta ben più lunga. Ma il tempo stringe e si pedala già.  La tappa successiva è il lago di Bolsena, raggiunto a pomeriggio avanzato. Poi dopo l’inutile scalata del primo dei tanti “muri” di paese – per cercare viste improbabili – avanti ancora fino a Montefiascone e giu al calar del sole verso Viterbo, meta di questa prima giornata. L’impatto dei tre con l’urbanizzazione e la tecnologia risulterà abbastanza choccante. Prima una fila interminabile all’ingresso in città dovuta ad un incidente e al traffico assolutamente eccessivo. Poi un insulso girovagare in tondo, cercando a tutti i costi di rimanere fregati da pedali, pedoni e porfido e cadere rovinosamente, dovuto alla simpatia del navigatore installato sull’Iphone di uno dei tre, e al proprietario dell’Iphone stesso che si faceva ripetutamente inculare in allegria da quel diabolico marchingegno nella speranza di arrivare prima o poi al B&B prenotato.

Degna di nota, infine, proprio Viterbo. Città del 1200, con una zona medievale di prim’ordine e un’atmosfera allegra. Consigliabile una tappa “da Lucio”, bar universitario in via San Pellegrino, con concerti dal vivo, Slalom Strong e altre ottime birre, e friendly staff. Apprezzabili anche il B&B Orchard e il ristorante DADA (non cercate qui cucina tipica viterbese però!).

9/10/09 TAPPA 2: Viterbo – Lago di Piediluco (km 105)

Qualcuno stamattina fatica ad alzarsi dal letto… Sarà mica colpa del miscuglio birra vino rhum + “SHORTS” (alias shots o chupitos)?! Miscuglio condito tra l’altro dalla conoscenza di simpatici figuri Facebookiani, così come da personaggi diventati celebri all’insegna di esclamazioni quali “Libri! Cultura! Musica! …. Porco Dio!!!” che li accompagneranno per tutto il viaggio. Bella serata a Viterbo, davvero. Ce ne vorrebbero più spesso di uscite così scanzonate!

Lentamente anche il cadavere riesce a riconnettere e vestirsi. I nostri riprendono le bici dal cortile dove avevano riposato e si dedicano alla ricerca di un meccanico per il “cancello vintage”, che “clacca” paurosamente e in maniera incrementale dal giorno prima. Meccanico trovato – e che meccanico! Averghene a Bologna! – e diagnosi rapida: perno del mozzo rotto. Per fortuna tutto sistemabile (20 euri grazie…), ma anche oggi i 3 non vedono la strada prima delle 11. Amen.

Prima tappa: il Parco dei Mostri di Bomarzo. I nostri lo raggiungiono abbastanza in fretta e su strade tranquille. Due entrano e uno resta a dormire / prendere il sole / fare la guardia alle bici. Uno ricordava le foto di quando era bambino, in una gita con i genitori, e il posto rimane davvero incantevole e stravagante, con l’aggiunta che da adulto capisci che era un luogo in cui probabilmente ci si dava dentro nelle maniere più improbabili, e non un luna park per bimbi bizzarri. Bravi loro! Con questa sosta anche l’eroe affetto da hangover si è definitivamente ripreso, e si riparte di buona lena. Li aspetta la prima salita abbastanza impegnativa per arrivare ad Amelia, condita poi dal “muro” quotidiano per giungere in cima alla città vecchia, terminata la quale i tre si concedono un buon gelato in piazza (consigliato il gusto Fichi, specialità locale). Da Amelia si scende su Narni Scalo, e poi a fondo sui pedali – tutti in scia! – nella bruttissima strada che li porta a Terni. I nostri decidono di passare dal centro – per poter dire di esser stati a Terni – poi costeggiano l’acciaieria e imboccano la Val Nerina verso la Cascata delle Marmore. E’ venerdì, si dice che potrebbero essere fortunati e trovare l’acqua aperta (eh sì, è una cascata artificiale…) ma arrivano troppo tardi e non rimane che una breve passeggiata sotto la cascata a carica ridotta. Carina, ma in tutta onestà non proprio memorabile. Nel frattempo però i 3 eroi sono riusciti a farsi gabbare dal più classico dei furbissimi venditori di frutta secca e/o candita. “Venghino venghino siore e siori che c’abbiamo la frutta che fa per voi giovani pedalatori!”. Ottimo, me ne dia un pò un mix, grazie, risponde l’altro! Risultato: 1 KILO di frutta candita dolcerrima, che incrementa la zavorra nello zaino di uno dei tre, e 15 euri in meno nel portafoglio. Ri-Amen.

Inizia a far tardi, l’obiettivo per la sera diventa il Lago di Piediluco, sulla strada che unisce Terni a Rieti, e i tre lo raggiungono scavallando poco prima della cascata e riprendendo la SS79. Alla Locanda dei Frati ricevono un appartamento al prezzo di una camera. Ottimo per fare il bucato prima di scendere da Marilù, all’ingresso del paese, per un’abbuffata memorabile e di classe (oddio, classe non proprio…). Antipasto umbro, primi di tartufo, porcini e pesce di lago, frittura mista, coregone alla griglia e scottadito d’agnello, dolce… Cena eccellente per 100 euro in 3. Decisamente consigliabile. Ma per quanto riguarda i consigli, evitate di chiedere indicazioni stradali all’oste e fate di testa vostra. Da qui in poi, i nostri capiscono che la gente:
1. non ha la più pallida idea di cosa voglia dire viaggiare in bici e che strade si vogliano percorrere 2. ha una conoscenza geografica che non esce dai confini della propria provincia e 3. quando viaggia lo fa rimirandosi il buco del culo.

10/10/09 TAPPA 3: Lago di Piediluco – Tornimparte (km 115)

SBARABUUM! TOOOOOM! FLASSSSSSSSSSSHHHHHHH! SBROOOOM!
Sarà mica che piove?! Si era sentito uno dei tre smadonnare all’alba. Ora si capisce il senso di quell’esclamazione. Sconforto. La buona sorte sembra essere già finita, alla faccia di Giuliacci e compagnia bella che davano alta pressione per 10 giorni. Grigio plumbeo e pioggia a catinelle. Non resta che andare a far colazione e incrociare le dita. Neanche oggi partiranno presto, questo è certo.
Il vento invece fa il suo dovere e spazza via le nuvole, tanto che i tre riescono a partire con il sole, e dopo pochi km inizia l’opera di svestizione, che sotto maglia e mantellina si fanno i sughi. C’è da dire però che nel frattempo qualche problema di comprendonio e comunicazione ha creato una frattura nel “gruppo”. Neanche 200 metri infatti, si scende dall’hotel e c’è chi gira a destra (2) e chi a sinistra (1). Ma lo si scoprirà solo alla fine. Altri 2 km e ci si telefona: “dove cazzo siete? ti stiamo aspettando vieni avanti”. Avanza avanza ma sembra che sta strada sia un labirinto. Mica ci si riprende. Sta a vedere che ste merde stanno tirando invece di aspettarmi al bivio – pensa uno… Ma sto cretino dove cazzo è andato a finire? – si dicono gli altri. Alla fine si capirà l’arcano solo con una seconda telefonata e dopo 14 km, per aspettarsi lungo la strada. E ovviamente nessuno dei tre accetterà mai di avere torto.

Scendono verso l’Agro Reatino e fanno un giro in centro a Rieti, con tappa all’ufficio del Turismo per avere un’altra conferma della teoria esposta poco fa (anche se stavolta l’addetta si salva in corner…). Poi imboccano la strada che li porterà al Lago del Salto. Lasciano la strada nuova per la vecchia, e fanno bene! Da bravi non+giovani previdenti i nostri trovano un venditore di porchetta, si guardano, si fermano, poi decidono di proseguire… tanto troveremo qualcosa al lago! Mal gliene incolse… Il lago è splendido, infatti, lo si raggiunge dopo una bella salita fino alla diga, ma totalmente disabitato. Castagne a iosa – i nostri eroi devono dribblare quintalate di ricci lungo la strada, e per fortuna che sono bagnati – ma bar e trattorie neanche a parlarne. Attanagliati dalla fame, i nostri proseguono lungo il lato meridionale del lago, ed ecco che inizia pure a piovere. Mantelline e via! Arrivati ad un ponte poco prima di Fiumata, a destra ci sono una luce e un sole splendidi. Davanti invece il diluvio, che piomba in testa ai poveri sventurati come una secchiata lanciata di sorpresa da una finestra. Eccoli allora piegati sui pedali per arrivare il più in fretta possibile verso Fiumata, convinti di potersi finalmente fermare a mangiare qualcosa. Ma arrivati di fronte all’unico bar (definizione molto generosa per quello che potrebbe essere un centro commerciale primordiale, con bar, alimentari, tabacchi ed edicola in 10 metri quadri), bagnati fradici, la gente li guarda come alieni. Giovani e vecchi schifati non li degnano di una parola. Chiedono al barista se si può mangiare qualcosa. Risposta: “No, l’alimentari apre alle quattro”. L’alimentari è sempre nel bar, di fronte al bancone, ma è gestito da altri. E non sono neanche le 15. E altro in paese non c’è. Cominciano le visioni dei panini con la porchetta lasciati incautamente indietro…

Tempo di un tè e di asciugarsi un pò e si risale in sella. Li aspetta la parte più dura del viaggio, viste le condizioni meteo. Si inizia a salire, sempre sotto l’acqua, e finalmente a S.Lucia ecco un bar degno di questo nome che vende degli stramaledetti panini. Anche qui i tre ricevono sguardi inquisitori, ma almeno riescono a scambiare 4 chiacchere. Grazie. La strada che vogliono fare, passando per Castiglione, è nell’ordine: brutta, pericolosa e piena di sassi. Ah, sassi che sono tra l’altro taglienti e quindi si buca facilmente. Ri-grazie. Mortacci vostri… I nostri hanno imparato ad ascoltare ma non credere a tutto, e quindi ripartono con la panza piena al primo momento di pausa della pioggia, stando insieme per farsi compagnia e star sicuri. Dopo il ponte le macchine scompaiono, la strada è solo loro e ovviamente è un paradiso. Se solo ci fosse il sole… Arrivati in cima, a Castiglione, cavalli al pascolo e alpeggi da sogno, totalmente incontaminati, e nonostante le tonnellate di pioggia che stanno assorbendo gli sguardi sono assolutamente euforici ed estasiati. Non è neanche il caso di fare una foto o una pausa, piove troppo, e pian piano scendono verso Tornimparte, con vista l’Aquila e Gran Sasso nel grigio delle nuvole. Si deve scendere a freni tirati per evitare di scapottarsi giu per il dirupo, ma anche perchè fa un freddo boia, e la discesa non finisce più… Trema trema trema. Batti i denti. Muovi le gambe e cerca di scaldarti un pò… ma quando cazzo finisceeeeeeeeeee sta discesaaaaaaaaaaaaaaaa!!! Poi finalmente arrivano giu, a casa di chi gentilmente avrà la sventura di ospitarli. Bagnati fradici. I corpi, i vestiti, le scarpe, e per il più coglione dei tre, bagnato pure tutto il cambio. Geniale! Ma qui ne hanno viste di peggio ultimamente e sembrano non farci caso. Doccia calda, abbigliamento a dir poco bizzarro, aperitivo con vino e ben 8 panini alla porchetta – FINALMENTE! – oltretutto offerti nella piazzetta sottocasa per una sagra di paese. Infine visita in centro a l’Aquila, a capirci qualcosa di più sul terremoto e su tutto quello che ha causato. Una città fantasma. Strane sensazioni. Non resta che cenare e andare a dormire, il giorno dopo sarà una lunga giornata.

11/10/09 TAPPA 4: Tornimparte – San Benedetto del Tronto (km 170)

Risveglio di quest’ultimo giorno di bici (forse… tempo permettendo…) e il primo pensiero dei tre va a meteo e abbigliamento bagnato. Non piove, almeno, ma non promette neanche sole. Tempo di fare colazione invece e il sole esce fuori, ancora una volta, quasi a voler finire di asciugare maglie scarpe & co. 1000 grazie ai santissimi ospiti (e scusassero l’invasione!) e i tre ricominciano a pedalare sotto un bel cielo blu. Vuoi vedere che gli va di culo!?

Si ripassa per L’Aquila, e la vista della case sventrate con la luce del giorno è ancora più inquietante. Stesso discorso per i tanti campi della Protezione Civile sparsi in tutto il territorio, specialmente pensando al freddo e alla neve arrivati solo poche ore dopo il loro passaggio. Puntano verso Paganica e poi verso Assergi, ai piedi del Gran Sasso e di Campo Imperatore. Pausa panino prima della salita (le esperienze del giorno prima in fatto di bar e cibo hanno lasciato il segno) e via verso il passo delle Capannelle. Strada magnifica, salita non particolarmente impegnativa, molto graduale e senza strappi. Macchine sempre meno, e quando arrivano in cima è come sapere che ormai ce l’hanno fatta, che da qui in poi non rimane che scendere fino al mare, e sono solo sorrisi, scherzi e pacche sulle spalle. Si decide di cambiare rotta, puntare dritti verso nord sperando di schivare l’ennesimo BATTEDO… si vede nero ovunque, ma non sopra le loro teste! Deviano quindi a nord verso il lago di Campotosto, poi altra salita per quella che si scoprirà essere la loro sconosciuta e vergognosa Cima Coppi: Monte Mascioni, a 1599 metri. Robe da professionisti non c’è che dire!

Da qui è davvero solo discesa, ma è discesa da fare a velocità folle per arrivare al mare entro sera. Sfrecciano in centro ad Amatrice – niente pasta al sugo purtroppo per loro – poi sulla Salaria nuova, passando per Arquata ed Acquasanta. Si danno il cambio in testa, sembrano non sentire più la fatica, tenendo tranquillamente i 40 km/h. Quando finalmente raggiungono la bella Ascoli – in contemporanea con una processione che parte dalla piazza del Duomo – non resta loro che andare in centro a farsi due olive (in realtà son 3 a testa, grazie), montare le luci sulle bici, e mettersi in sicurezza per la pedalata notturna fino a San Benedetto.

Il mare lo raggiungono in realtà a Porto d’Ascoli, di fronte ad una stele dedicata a Salvo D’Acquisto. Il computerino della bici segna 520 km. I volti dei nostri tre pedalatori folli mostrano invece la serenità e la soddisfazione per aver portato a termine quest’avventura e soprattutto per aver goduto della compagnia l’uno dell’altro. Complimenti vivissimi poi all’imbucato dei 3, che è rimasto praticamente sempre a ruota senza alcun tipo di allenamento. Brev! E’ proprio vero che rallentando un pò tutto sembra diverso e la percezione delle cose che ci circondano cambia. Viva la bici allora!

Nota a margine: Arrivati a Porto D’Ascoli e fatte le foto di rito, risultate alquanto scrause grazie alla fotografa scrausa accattata per strada (questa – porella – un maschio da così vicino non lo vedeva da quando era stata concepita…), i nostri hanno pedalato ancora fino a Cupra Marittima, passando per San Benedetto e godendosi le piste ciclabili della riviera marchigiana. Arrivati a Cupra hanno potuto finalmente far riposare i proprio destrieri, recandosi a Ripatransone – dove dovevano dormire – in auto, e concedendosi poi una lauta cena al Barone Rosso: doppio primo e tagliata al sangue. Si narra che uno dei tre si addormentasse ad ogni forchettata, e che ci volessero ripetuti buffetti per evitare che si appisolasse con la testa nel piatto, cosa che accadeva comunque. Il giorno successivo i nostri si recarono al mare per il fatidico bagno in Adriatico, degna conclusione della traversata, pensando poi di pedalare fino ad Ancona per riprendere il treno che li avrebbe portati a casa. Fortunatamente cambiarono idea viste le nuvole all’orizzonte, e il treno lo presero semplicemente a Pedaso, sotto una pioggia sempre più forte man mano che salivano, e con un paesaggio da burrasca fuori dal finestrino. Cavalloni, alberi scossi da un vento incessante. E il giorno successivo neve sul Gran Sasso e temperature in picchiata. Nel complesso, e nonostante la pioggia di Castiglione, i tre potevano decisamente ritenersi fortunati.

“Ma n’do cazzo andranno questi la prossima volta?!”

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3 commenti

Archiviato in On the road

3 risposte a “Tirreno-Adriatica 2009

  1. tillo

    Complimenti a tutti i 3 eroi!!!
    Ash sei un bravissimo narratore oltre che naturalmente …pedalatore!!

    Bellissima avventura… bravi…come sempre only the brave e soprattutto only braghes!!!

  2. Pengues

    Rileggendo il tuo resoconto a distanza di qualche mese mi rendo conto di quanto sia prezioso il tuo dono di saper trascrivere le esperienze ma soprattutto le emozioni vissute! Quando i ricordi e le sensazioni cominceranno a scolorirsi mi basterà rileggere le tue parole per avere la sensazione di rituffarmi in questa nostra “impresa” umana prima che sportiva e poter tornare a goderne con la stessa forza di quando ci siamo abbracciati sotto la stele di Porto d’Ascoli.
    Con sincera gratitudine….. un Eroe

    • Grazie compagno di avventure,
      ieri non so perchè ripensavo al nostro panino (e al tuo gorgonzola), all’ombra dei cipressi del cimitero di MaRciano (!!!).
      Sperando di rimetterci presto in strada, in Italia o chissà dove,
      ti abbraccio!

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