Intro

… Can I think of being someone who thinks of being someone else?!

Perchè questo blog? La risposta si delineerà nel tempo, scrivendo e cercandomi, uscendo dai binari per poi rientrarci, trovando un altro me stesso, o altri me stessi, o semplicemente rispecchiandomi su queste pagine.

Perchè questo titolo invece? Perchè sto deragliando. Perchè VOGLIO deragliare. Perchè credo che uscire dai binari, dal sentiero che ti sei tracciato, sia un’esperienza sana. Osservare altri orizzonti. Darsi spazio.

Ma il titolo non è mio, e visto che non è mia abitudine riprendere definizioni altrui, voglio quantomeno dar spazio a ciò che “deragliamento personale” racchiude nella sua versione originale, un testo del Danno.

“Coltivo incendi, dubbi, paranoie, ansie, ripongo nel prossimo speranze false, stupide illusioni, manie, svariate delusioni e drastiche reazioni ad allergie, antipatie a pelle, notti senza stelle, segni che poi restano per sempre come il sangue sulle bende di certe leggende, mando baci come braci, ma un grosso vaffanculo a chi si arrende. Probabilmente non mi avranno come mi hanno in mente, probabile che scajano perchè è cosi’ da sempre, e mentre metto a punto il piano per la caccia gli stampo in faccia un po di disappunto ma niente, accumulo stress, consumo rabbia e sdegno, altero parametri, casco in mezzo a baratri che io stesso disegno ma ho un asso messo ar pizzo evvai, un altro colpo andato a segno..

In bilico su funi, fili sottili mentre seguo treiettorie ostili del mio ego, io, con lune storte e in cielo il kaos dentro attendo il mio deragliamento, sto mondo è sbagliato, troppe distanze troppo elevato il grado di quanto sto dissociato, il prezzo che ho pagato non basta e in più ste paranoie non passano e buttano giù..

A braccia aperte sopra funi tese sospese in mezzo al cielo mentre tutto va in frantumi e non so piu’ che cosa è vero, la gente che la guardo e non capisco, la gente che gli parlo non capisce e lo intuisco, demolisco e poi ricostruisco metto in piedi melodrammi, perdo chili mentre mando in fumo grammi, in bilico su fili senza ali, perso in mezzo ai libri e trovo solo equilibri che non restano mai tali. Fra me e il mondo distanze abbissali, questione di stile e di orari, di patti sempre troppo poco chiari mentre gioco l’ennesima partita che perdo di poco ai tempi supplementari, conto i minuti, colleziono voti contrari, cibi scaduti e sorrisi artificiali, stress da tempeste ormonali e poi… la pace… la quiete come dopo i temporali…

In bilico su funi…” (Danno, 2007)

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