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Racconti e pensieri dalla strada, vicina o lontana.

Tirreno-Adriatica 2009

“Ma n’do cazzo vanno questi senza scarpe?!”

L’esclamazione li accoglie nella quiete di Porto Santo Stefano. Proviene da un balcone al terzo piano del palazzo di fianco a quello della pensione in cui sono alloggiati. Pensione Weekend. E’ giovedì mattina. Saranno quasi le nove ormai, ma il paese non ha assolutamente fretta di svegliarsi.
“QUESTI” siamo noi, 3 vagabondi che rientrano sorridenti ed euforici dopo un bagno ottobrino pre-colazione. Uno ha le ciabatte – o meglio ha solo quelle – e le usa. Gli altri due invece approfittano dell’asfalto pulito e camminano a piedi nudi. Oddio, pulito… sempre asfalto è, anche se siamo in Toscana, ed ecco quindi che si giunge alla simpatica signora impicciona del terzo piano.

I tre vagabondi in questione, sorpresi e rallentati nella reazione dal non aver ancora preso il caffè, si guardano sconcertati. Ci scappa un classico “ma i cazzi tuoi no!?”, volano un paio di madonne volanti con il sorriso in bocca, ma rimane solo a mezza voce la risposta più veritiera e premonitrice di quanto seguirà per i giorni successivi: “Se è per questo siamo anche SENZA MUTANDE!”

Senza mutande a volte, ma con 3 biciclette (alias CANCELLI), un pò di zavorra sistemata nei modi più vari e una gran carica (più mentale che fisica, a voler essere onesti) per affrontare questa traversata dell’Italia su due ruote a pedali. Dall’Argentario all’Adriatico, passando per Viterbo, Terni, Rieti, L’Aquila e il Gran Sasso, cercando le strade più lontane dalle macchine e dalla civiltà, e godendo di ogni momento passato insieme.

Si parte!

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CCTV

Londra. Sono in hotel. Prendo possesso della mia camera, entro in bagno, e di fronte a me, al centro del muro (in un cubicolo 2×1) campeggia questa scritta: “Caution: floor might be wet”. Apperò! Siamo in bagno, non ci avrei mai pensato. Ironia della sorte, il cubicolo che ospita l’adesivo non ospita anche la doccia, unica possibile fonte di “pericolo”.

Informazione. Controllo. Se c’è un paese in cui davvero ci si avvicina alle caratteristiche futuristiche di tanti romanzieri (Huxley, Orwell, etc), questo è l’Inghilterra. Quello che potresti definire controllo sociale è evidente ad ogni angolo, in ogni ambiente. Dall’aeroporto ai mezzi pubblici, dalle strade ai pub. Si dovrebbero cominciare ad affiggere cartelli con scritto “No CCTV area” piuttosto che il contrario come avviene ora. Le telecamere ti seguono ogni istante, sono ovunque, e il Grande Fratello ti spia. Ma ancor più inquietanti sono le migliaia di cartelli e informazioni che assediano vista e udito. Avvertenze totalmente futili, ripetute all’infinito da voci lontane, preregistrate e affatto convincenti. Il segnale che ti dice di usare la crema solare in spiaggia. Quello nella metropolitana che ti intima di usare le scale solo in caso di emergenza, perchè sono ben 70 gradini. I mille adesivi che segnalano: “CCTV premises”, “No drinking zone”, etc. Fino all’assurdità del monito nel mio bagno d’albergo. Siamo in un paese che sta bene ma si nutre delle sue paure, vuole essere accudito come un bambino piccolo, cui si deve dire tutto.

Trovo tutto ciò davvero singolare. E’ differente dalla super-eroicità americana. Negli USA hai la percezione del nemico alle porte, da tenere fuori ad ogni costo, ma internamente la società ti lascia discretamente libero, o quantomeno rimane nell’ombra. Qui lo stato si fa ragione, si impone ai suoi cittadini, che tutto sommato ne accettano le regole. Peccato che scivolando in un bagno “bagnato” si possano imparare tante cose, e sbattendo la testa a volte si possa ritrovare la ragione perduta.

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Volver – La fin del viaje

Eccomi a casa. L’accogliente calore delle mie cose fatica comunque a cancellare la malinconia che lascia la fine di un viaggio o di qualsiasi esperienza importante. So bene però che la malinconia in pochi attimi si trasforma in ricordi, in splendidi ricordi da conservare e su cui continuare a costruire.

Per il resto ho approfittato di queste prime ore back home e sono finalmente riuscito a mettere online le foto più significative del viaggio. Non all’interno dei testi – è un delirio – ma su flickr. Basta cliccare in basso a destra sulle foto per aprire la mia pagina personale. ENJOY!

Shooting at myself

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13-1 El último dia

Valparaiso Cerro Alegre

Le viuzze scoscese, i colli e le case colorate di Valparaiso mi accompagnano in quest’ultima giornata cilena. Stasera rientreró a Santiago, e domattina con calma sará il momento del tragitto verso l’aeroporto, per prendere il volo che mi riporterá a casa.

Seduto qui a rimirare il panorama del porto, penso che é passato un mese dalla mia partenza, e in questo mese ho visto e vissuto tanto. Potevo far meglio, forse. O forse no. E il tempo comunque non é mai abbastanza. Ma ho viaggiato davvero. E ho capito – ancora una volta – come non si debba mai smettere di viaggiare. Ho capito che viaggiare é facile, ad ogni etá e in qualsiasi maniera. Che é il modo migliore per mantenersi vivi, evitando di isolare il proprio spirito in una cella frigorifera. Ho conosciuto gente, visto luoghi, fatto cose. E conoscendo, vedendo e facendo ho riscoperto me stesso e ho potuto pensare. Nella solitudine di una notte in bus o di una camminata, o parlando con ragazzi e ragazze sconosciuti, che potevano regalarmi una prospettiva diversa sulle cose. Ho potuto frenare, bruscamente.

Se domani ripartiró per tornare a casa, spero di tornare una persona piú serena, migliore. Spero anche che questa coscienza di me e della mia vita mi accompagni a lungo, e sappia resistere agli urti delle giornate che verranno, ai momenti di esaltazione come a quelli di tristezza. Spero che sappia ricordarmi di ripartire quando sará il momento di ricaricare le pile. Spero possa permettermi di vivere al meglio ogni momento della mia vita. Si tratta di cose scontate, é evidente, ma é cosí facile dimenticarle. Ogni tanto dobbiamo ripetercelo, trovare una scusa per ricordare, allontanarci qualche istante. In fondo basta cosí poco per amarsi un pó di piú.

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10-1 Santiago

Ti senti addosso l’estate, finalmente. E contrariamente a quanto si dice, é un’estate davvero piacevole, fresca, nella quale passeggiare in shorts e maglietta ti mette di buonumore.

É cosí che mi ha accolto Santiago questa mattina verso le 8:30. Con le sue vie trafficate e con la sua metro stracolma, ma anche con uno splendido cielo blu a delineare la linea delle montagne tutt’intorno: le Ande a est, la cordillera costiera a ovest. Dicono che il tasso di inquinamento, proprio a causa della sua posizione infossata tra i monti, sia tale da rendere l’aria irrespirabile, ma oggi non é affatto cosí. Santiago é una cittá piena di vita, serena, con tante vie pedonali – allietate da pessima musica strumentale in filodiffusione – e negozi mediocri, ma con un’anima evidente sin dal primo sguardo. Bella la sua Plaza des Armas, finalmente, dopo decine di piazze anonime e poco curate, con un patio da concerti dedicato agli scacchi e giocatori di ogni etá che si sfidano una partita dopo l´altra. Bello il mercato centrale, a nord del centro, in cui mangiare un buon piatto di pesce o di cebiche per pranzo. Belli i caffé, anche se strani: da quella contemporanei e alla moda, in stile anni 60-70, a quelli tradizionali, chiamati “cafe con piernas” (café con le gambe), nei quali il servizio é ad opera di cameriere in abiti succinti, che portano il caffé a distinti professionisti e manager come fosse la cosa piú normale del mondo.

Se si puó trovare un difetto, peró, e devo dire che lo sapevo giá, é che seduto su questa panchina a guardare ambiente e gente potrei pensare di essere ovunque, anche in Europa. Non per altro il Cile é la nazione piú europea del Sud America, e questa vicinanza la si coglie subito qui a Santiago. Ciononostante, lo spirito cileno lo si puó recuperare in vari luoghi, basta cercarlo nelle strade e nelle piazze un pó piú defilate. Il centro di Santiago, invece, ci offre altro. Un altro comunque decisamente piacevole e rilassante.

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9-1 Nightbus to Santiago

Il tempo invece di farsi clemente é addirittura peggiorato, e qui a Pucon piove da stanotte ininterrottamente. Neanche a parlarne di vedere il Vulcano Villarica innevato, e ovviamente di scalarlo men che meno… Fare rafting sotto l’acqua non mi attira granché, quindi mi sono fiondato alle terme per un paio d’ore, a rilassarmi di vasca in vasca. Ciononostante, Pucon non offre molto altro, e allora invece di rimanere fino a domani, stanotte mi metto in viaggio con un notturno per Santiago, arrivo previsto domattina alle 8.

Mi aspettano poi 4 giorni metropolitani, prima a Santiago, poi nel weekend a Valparaiso, cittadina costiera davvero particolare – dicono. Si torna rapidamente a nord, si torna tra la gente e i palazzi, lunedí si torna a casa. Chi l’avrebbe mai detto?!

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7-1 On a plane again!

Piacevole sensazione quella di macinare km nella comoditá di un aereo. Davvero un lusso, dopo tanta strada trascorsa in un sedile di un bus quando non per terra. La si paga un po’ di piú é indubbio ma ero arrivato a un punto morto della carrettera Austral, e piuttosto che farmi un’altra intera giornata di viaggio tra bus e nave, e pure sotto la pioggia, mi sono regalato questo passaggio aereo da Coyhaique-Balmaceda a Puerto Montt. Spero cosí di guadagnare un giorno di relax e di consentire alla mia leggera influenza – da venti della Patagonia – di levarsi dalle balle.

Il primo vero impatto con il Cile, in ogni caso, con questa prima parte di Cile molto verde fatta di piccoli insediamenti, campi e natura, mentalitá probabilmente di frontiera, non é stato dei piú esaltanti. Per la prima volta in questo viaggio ho avvertito la sensazione di essere visto come turista, straniero, e neanche troppo apprezzato. Molto strano, considerata l’ottima reputazione del popolo cileno in fatto di ospitalitá. Sará stato un caso, forse, o sará stata la mia faccia, piuttosto stanca ieri, peró l’impatto poteva essere migliore.

Sará forse anche che comincio ad essere stanco di campi e natura, e ho voglia di tornare a gustarmi cultura, palazzi e vitalitá. Proprio per questo, ora che sono a Puerto Montt e il tempo é davvero pessimo, credo che skipperó l’isola di Chiloé, che mi attirava proprio per un paio di giorni a base di abbuffate di pesce e mariscos, e inizieró a dirigermi a nord dopo un giretto tra le bancarelle di Angelmó. Speriamo che intanto spiova!

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