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Perchè anche se il mio pensiero non conta un cazzo, quantomeno mi sento decisamente meglio per un breve istante!

Impotenza o noncuranza?

Stasera ho bisogno di scrivere. Nonostante l’influenza. Nonostante la voglia di andare a dormire e lasciare perdere. Ho bisogno di scrivere per sentirmi un pò meno impotente. O forse solo un pò meno menefreghista, appunto.

Menefreghista perchè tanto tutto va bene. Perchè in fondo me ne torno a lavorare in Svizzera. Perchè tanto sono un ragazzo fortunato. Perchè anche se mi impegno cosa cambia?

E intanto sto paese è sempre più alla frutta. Sì, in coma profondo. Scrivetelo pure, sono antiitaliano. Venitemi a prendere. Ma prima leggete attentamente.

Questo paese è un sogno, ha una storia eterna, ha tutto ciò che gli serve. Da anni mi chiedo perchè – nell’inspiegabile catena degli eventi – il mio DNA si sia formato proprio qui e non in Kamchatka o in Iowa, e ringrazio questa strana fortuita casualità. Questo paese ha un’anima, anzi ha tante anime, e ognuna merita di essere scoperta, studiata, amata, nei suoi pregi e nei suoi difetti. Alla scoperta dell’Italia. Ne vale la pena.

Ma queste anime – o meglio questa percentuale di anime che dovrebbe girare intorno al 60% abbondante – oggi come fa a non vedere che nell’Italia2009 ci sono troppe cose che non vanno, che la deriva sta diventando pericolosa e che è il momento di dire NO?!

NO. Ma non a uno schieramento politico, Pdl, Lega o chicchessia, attenzione.

NO a colui che della politica ha fatto un gioco personale – del quale è sapiente maestro, inutile negarlo – a suo uso e consumo. Mister B.

NO a tutto quello che lo circonda e lo ha reso ciò che è oggi. Star system, tette culi soldi, coca e tarantelle.

e NO sopratutto a noi – a noi come SOCIETA’ (IN)CIVILE – a questa nostra sempre più evidente accettazione di essere ciechi muti e sordi di fronte a cose che NO, non sono normali. Neanche in Italia, dove la normalità è un’opinione.

NO, non mi sento meglio ora e NO, non ho fatto neanche lontanamente il mio dovere.

La nostra partecipazione politica, giovanile e non – e la mia per prima – è da tempo inesistente. L’opposizione (quale?!) litiga, inconsistente. Si frammenta. La gente si affanna per ciò che non conta, e tralascia ciò che conta. Troppo faticoso. Troppa energia sprecata. Ci si barrica in casa, si grida “Al ladro!”, quando il ladro è già scappato in fondo alle scale, spaventato dalle urla, lui che, chissà, forse in realtà voleva solo una tazzina di zucchero.
Si parla del NIENTE.
CI SI LASCIA NUTRIRE DI NIENTE.
Loro ci provano. Noi li lasciamo fare. Convinti, come dei tossici allo sbando, che tanto quando ci pare spingiamo il tasto stop e tutto torna come prima: le nostre libertà, i nostri diritti, i nostri doveri. E soprattutto i nostri cervelli. Ma non è così.

E io mi sento impotente.

Impotente perchè quando finalmente mi scrollo di dosso questa fottuta noncuranza, questo menefreghismo, e sentirei il dovere di schierarmi, di lottare – in QUALSIASI maniera – di lanciare un segnale al mio paese, vedo il vuoto intorno. Un vuoto di passione e di principi. Di valori e sogni per il futuro, sogni che vanno al di la di macchina vestiti, aperitivo e telefonino. Ditemelo, con chi cazzo ci vado, a fare le barricate? Con Beppe Grillo?

Per il momento non mi resta che cercare consolazione e improbabili compagni di avventura sul web o nelle  parole di alcune delle poche “penne libere” del mondo dell’Informazione, quello con la i maiuscola. Ma rimangono parole. Quando sarebbe il momento di passare ai fatti.

Chè le parole, oggi, svaniscono troppo in fretta. Anche le mie…

E il senso di impotenza cresce ancora.

(colonna sonora: Riccardo Sinigallia)

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… e rispondi maial!!!

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Aggiungo quindi così la mia voce alla campagna di Repubblica “Dieci domande a Berlusconi”.
http://temi.repubblica.it/repubblicaspeciale-dieci-domande-a-berlusconi/

Sono sempre più convinto che questo sia un PAESE DI GOMMA, ma i miei complimenti a chi ancora ci crede e prova a cambiare le cose.

Aggiungo altro: le domande dovrebbero essere MILLE, non dieci. e dovrebbero riguardare tutte le vicende che lo hanno visto coinvolto in questi anni. Chissà che almeno il 50% del paese non si svegli e ci permetta di… LEVARCELO DALLE PALLE.


1 Commento

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-19. Gelidamente attendo

No, – 19 non si riferisce ai gradi sottozero che c’erano ieri pomeriggio in ghiacciaio, ma ai giorni che mancano all’ennesima tornata elettorale di questo paese. Ennesimo teatrino.
Non è un caso se da oggi apro una piccola sezione in cui metterò articoli o inchieste di approfondimento raccolte tra giornali e siti web – quando ci riuscirò. Si comincia con l’inchiesta su Bolzaneto (mai l’avrei pensato, lo ammetto, quando lessi dei fatti di Genova in una spiaggia di Torremolinos). Allucinante. Ma tutto quello che vedo fuori dal mio mondo personale mi lascia assolutamente perplesso, se non schifato. Ma di cosa stiamo parlando? Ma chi cazzo sono questi? Dietro alle loro maschere i lineamenti sono troppo simili, e non mi rappresentano. Non si tratta di fare antipolitica. Bipolarismo? Grandi schieramenti? Mah. Quello che vedo non appassiona, non ha sogni e non è neanche schiettamente realista. è altro. E questo altro non fa per me.
Vedremo se sapranno farmi cambiare idea. Per il momento, scherzando ma non troppo, una decisione l’ho presa anch’io. Il 13 aprile – allo stato attuale – il mio voto andrà a loro.

Vota anche tu La Minchia nel Pugno!!!

La minchia nel pugno

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Bolzaneto, ITALIA

da La Repubblica del 17 marzo 2008
di Giuseppe d’Avanzo

C’era anche un carabiniere “buono”, quel giorno. Molti “prigionieri” lo ricordano. “Giovanissimo”. Più o meno ventenne, forse “di leva”. Altri l’hanno in mente con qualche anno in più. In tre giorni di “sospensione dei diritti umani”, ci sono stati dunque al più due uomini compassionevoli a Bolzaneto, tra decine e decine di poliziotti, carabinieri, guardie di custodia, poliziotti carcerari, generali, ufficiali, vicequestori, medici e infermieri dell’amministrazione penitenziaria. Appena poteva, il carabiniere “buono” diceva ai “prigionieri” di abbassare le braccia, di levare la faccia dal muro, di sedersi. Distribuiva la bottiglia dell’acqua, se ne aveva una a disposizione. Il ristoro durava qualche minuto. Il primo ufficiale di passaggio sgridava con durezza il carabiniere tontolone e di buon cuore, e la tortura dei prigionieri riprendeva.

Tortura. Non è una formula impropria o sovrattono. Due anni di processo a Genova hanno documentato – contro i 45 imputati – che cosa è accaduto a Bolzaneto, nella caserma Nino Bixio del reparto mobile della polizia di Stato nei giorni del G8, tra venerdì 20 e domenica 22 luglio 2001, a 55 “fermati” e 252 arrestati. Uomini e donne. Vecchi e giovani. Ragazzi e ragazze. Un minorenne. Di ogni nazionalità e occupazione; spagnoli, greci, francesi, tedeschi, svizzeri, inglesi, neozelandesi, tre statunitensi, un lituano. Continua a leggere

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